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18 agosto 2008

Franco Sensi: un uomo magggico!

Durante l'anno c'è un solo giorno speciale, al punto che chi nasce quel giorno non può che essere una persona magggica.
Franco Sensi era uno di noi: nato il 29 luglio 1926, aveva appena compiuto 82 anni, ma l'altra notte ha deciso di lasciarci per sempre.
Franco è il mio Presidente da 15 anni, quello cui mi sono più affezionata anche grazie a quel magico scudetto del 2001 [come recita il sottotitolo del blog: uno nella pancia, 1983, uno da quasi maggiorenne, 17 giugno 2001, N.d.R.].
Franco è il mio mito: una volta ho detto al papà se non gli andava di fare come lui: "Compri una squadra di calcio e poi te la gestisco io come la Rosella e Francuzzo Sensi!".
Franco mi mancherà come capita sempre quando se ne va un uomo magggico come lui e come quella magggica squadra che ha guidato e ha fatto rinascere.
Il 29 luglio, sulla Gazza, ho letto come sempre l'articolo per il suo compleanno gongolando al pensiero che il destino mi ha fatto nascere lo stesso giorno del mio Presidente.
Rosella onora la sua memoria, Roma onora la sua memoria.
E scusate la retorica: non è nel mio stile, ma questa volta ne sentivo la necessità.

13 aprile 2007

A momenti perdevamo

Dalla newsletter di CoreDeRoma: "Abbiamo un po’ sdrammatizzato nei titoli il dopo Manchester. Resta la disfatta, storica, di proporzioni insopportabili. Resta la rabbia di tutti, nostra che stavamo a Manchester a prendere bottigliate inermi circondati da polizia a cavallo che non ti faceva muovere, non ti faceva entrare allo stadio, ma che permetteva che i tifosi del Manchester ti circondassero scientificamente per sfogare i loro peggiori istinti senza venire mai a contatto però; rabbia per la facilità con la quale ci hanno preso a pallonate come pivelli da oratorio, dopolavoristi che giocano una partita in un bello stadio e si guardano intorno invece di giocare. Rabbia condivisa da tutti noi dunque ma che deve convogliare in qualcosa di positivo. Abbiamo ricevuto e riceviamo decine di e-mail di laziali, juventini, milanisti, interisti, fiorentini e catanesi che sfogano anche loro rabbie represse e che evidentemente hanno fatto molto male. Serve questa batosta cosmica a rinfrancare gli juventini che giocano con l’AlbinoLeffe e ancora ieri a loro danno hanno visto emergere nuove prove di ignobili illeciti; non dovevano stare in Serie B, dovevano sparire, loro sono la vergogna del calcio. Serve ai milanisti che con noi hanno rimediato solo figure barbine quest’anno, forse serve agli interisti che si sono fermati al capolinea una fermata prima di noi, cosa difficilmente digeribile (ovvio) e serve ai laziali causa la loro ancestrale sudditanza; in ultimo serve agli amici di Firenze che si sentono defraudati del posto in Champions League e accusano noi di averli usurpati invece di chiedere conto ai loro padroni marchigiani che si sono messi con il sistema. Serve a tanti quindi, in Italia e soprattutto in Inghilterra. Loro, gli Albionici, che si sentono padroni del mondo e che invece vengono a Roma e prendono la sveglia, in campo e fuori e te la vogliono far pagare, e ci riescono. Resta anche la fierezza dei 5.000 di Manchester che hanno cantato a squarciagola, dal primo all’ultimo minuto incuranti di tutto, resta questo nelle macerie. Lo ripetiamo a distanza di anni, ora più che mai, non è una vergogna cadere, la vergogna è nel non rialzarsi. Ci aspettiamo dai nostri giocatori 8/9/10 partite con il coltello tra i denti, contro chiunque, indipendentemente dal risultato finale. Ci aspettiamo dai tifosi che si stringano intorno alla squadra, incitandola ad alzare la testa e andare avanti. E ci aspettiamo dalla Roma società una rabbia pari se non superiore alla nostra, Batistuta e lo scudetto arrivarono per rabbia: inca**ate Rosella, non dormire come non abbiamo dormito e non dormiamo, pianifica, prendi a calci in culo chi viene a chiedere soldi, chiedi conto a giornalisti prezzolati delle cattiverie che scrivono. Che la notte infame di Manchester sia un punto di partenza, non di arrivo: quello che non ammazza intosta. NESSUNA RESA, NESSUN PASSO INDIETRO, NESSUN PIANTO".

11 aprile 2007

Riccardo Luna e il suo editoriale

Credo che si possa dire che Luna abbia dedicato il suo editoriale sull'amara sconfitta di Champions di ieri sera soprattutto a Dany, visto che mi sembra rispondere colpo su colpo a tutte le "ignominie" pronunciate dalla sua bocca (e culminate nel post di qui sotto: lì è autoironia, ma se lo sentivate ieri sera era pure una sana inca**atura).
Ecco le parole di Luna: «Finisce per noi una grande Champions. Finisce male, pazienza, bisogna saper perdere. Come hanno dimostrato i cinquemila romanisti sugli spalti con un tifo commovente. Ora inizieranno i processi, agli errori di Spalletti, alla serata no di alcuni giocatori, alla panchina sempre troppo corta e troppo giovane. Tutto vero, ma tutto passa per noi in secondo piano davanti a quello che in questi due anni si sta costruendo a Roma. Una squadra di giovani forti e perbene attorno ad un capitano immenso, una squadra allestita senza una lira di investimenti ma con fiuto di mercato e tanto lavoro quotidiano a Trigoria, una squadra che sa giocare un calcio bellissimo ed ha consentito alla società di risanare un bilancio che tre anni fa era un disastro. L'amarezza di una sconfitta da record non deve farci scordare da dove eravamo partiti e dove siamo arrivati. Due anni fa di questi tempi eravamo con un piede in serie B, con uno spogliatoio rissoso e spaccato, una dirigenza allo sbando e impaurita. Eravamo, allora sì, lo zimbello d'Europa, una squadra che quando perdeva finiva con tanti espulsi e qualche tafferuglio sugli spalti. Quella era la vera vergogna. Ieri invece ci siamo giocati un posto in semifinale di Champions League contro una delle squadre più forti del mondo in uno stadio che non avevamo mai visto prima. Ieri abbiamo salutato una competizione dopo aver vinto alcune partite che resteranno per sempre nei nostri cuori. Il salto è stato grande, troppo per noi: per questo la caduta di ieri fa così male. Ma la crescita c'è stata: della squadra, dello staff tecnico e anche dell'ambiente che ha dimostrato saggezza e maturità, due parole che con il termine tifoso non vanno affatto d'accordo, eppure qui, a Roma, ormai accade sempre più spesso. Ci rivedremo in Champions se sapremo dimostrare di essere una grande squadra [anche se colui di cui sopra spera di perdere persino il secondo posto a favore della Lazio e giocarsi i preliminari di Champions ad agosto, perdendo pure quelli: spero sia la rabbia di una serata, N.d.R.]. E quindi se avremo l'umiltà di rimettere lo stesso impegno contro la Sampdoria, l'Atalanta e le altre che affronteremo nel resto del campionato. La Roma è seconda, vuol dire Champions garantita senza preliminari. Vuol dire poter tornare a giocare nel calcio che conta con una rosa finalmente rafforzata da qualche campione, visto che ora Rosella Sensi qualche soldo finalmente lo può e lo deve investire sul mercato. Vuol dire affrontare un giorno il Manchester con un po' più di esperienza. Ma prima bisogna rialzarsi, essere più forti dello scoramento e dei soliti processi sommari, e tornare a giocare e a vincere. Se la Roma è davvero una grande squadra, se ha dentro la fame e la voglia di vincere che tutta Europa le ha riconosciuto fino a ieri sera, la Lazio che ci insegue a sette punti è spacciata. E magari a maggio potremo finalmente alzare un trofeo dopo tanto tempo: la Coppa Italia non vale mezza Champions, ma questo progetto merita un successo [anche se colui di cui sopra spegnerà la tv sia il 18 aprile, durante il recupero di Inter-Roma, sia durante le finali di andata e di ritorno di Coppa Italia, per evitare di assistere ancora al delirio nerazzurro, N.d.R.]. E intanto ha i nostri applausi. Nonostante il 7-1».
Che ne dici?

24 novembre 2006

Opinioni a confronto

Sull'ultima partita europea della Magica ho ricevuto queste due opinioni, che ora metto a confronto.
Da Dany [che penso abbia preso da CurvaSud, correggimi se sbaglio, N.d.R.]: «Brutta di notte. Fedele ad un cliché che la vede sempre uguale a sé stessa, capace di rendere liquidi i sogni e solidi gli incubi, la Roma c’ha regalato un’ennesima serata senza né capo né coda. Sapevano tutti, e lo sapeva bene anche Rosella Sensi che infatti non si era fatta sfuggire l’occasione per un intervento corroborante, che questa serata serviva a staccare un biglietto per gli ottavi ed un assegno per il prosieguo di un progetto che fa, e non è colpa di nessuno, pesantemente conto sull’autofinanziamento della società. E dopo aver fatto strame di quella "masnada di pippe blaugrana all’italiana", e non facciamo mistero che il nostro giudizio sia pesantemente influenzato dalle insulse castronerie catanesi nel post-partita, siamo andati a scagliare con questa “donesk globe trotter” dei poveri. E siccome stiamo nella felice condizione di quelli che il biglietto se lo pagano, ci possiamo permettere di dire che lo schifo di stasera non ha giustificazione alcuna. Non sarebbe stata infatti sufficiente neanche la scompaginata prestazione dell’arbitro a fermare una Roma degna di tale nome. Sarà forse l’amarezza, ma hanno un pizzico di ragione quelli che affermano che la Roma incarna tutti i più grandi pregi ma anche i principali vizi della città di cui porta il nome. Tra questi c’è sicuramente quello di essere infingarda, forte con i deboli ed acquiescente con qualcuno che gli mostra un minimo di attributi. E adesso, per favore, che nessuno ci venga a parlare di partita della vita. La vita, o meglio "er grasso der core", se lo magnamo noi a sta appresso a 'sta squadra contemporaneamente geniale ed encefalitica».
Dalla newsletter di CoreDeRoma, invece: «“Mah!” oppure “Boh!”, anche “uffa” potrebbero essere tutti un buon inizio. Ci manca ancora la caratura internazionale, non ce l’abbiamo mai avuta a dire il vero, ma certi match-ball è un peccato mortale sprecarli. Ci riferiamo naturalmente agli ultimi due confronti di Champions League nei quali giocando male (contro l’Olimpiakos), e non giocando affatto (mercoledì in Ucraina) ci siamo fumati l’agevole possibilità di passare il turno con largo anticipo. Ora dobbiamo fare risultato contro il Valencia; come sempre dobbiamo giocarcela all’ultima partita con un orecchio al risultato del Pireo…. Agli ottavi se mai ci arriveremo ci aspettano squadre forti e che giocano al calcio; per avere un minimo di speranza di confrontarci alla pari dovremo entrare in campo con gli occhi della tigre altrimenti ci ridurranno a colabrodo. Per quanto riguarda il campionato, invece, andiamo incontro ad un fine settimana abbastanza importante perché i risultati di domenica prossima daranno una chiara indicazione sulle gerarchie future. La Roma deve fare il suo, poi a Palermo tre punti tutte e due non li possono prendere, domenica sera potremmo essere più sereni e un po’ meno inca**ati di adesso. L’importante è mettere in campo la Roma Dr. Jekyll e lasciare Mr. Hyde in Ucraina, ultimo luogo nel quale si è manifestato».
Ultima annotazione (mia): ho letto sulla Gazza che “il francesino giallorosso Mexès meriterebbe finalmente di giocare in una grande squadra”. Avrei optato per un facile no-comment, se non fosse che mi è venuta or ora voglia di scrivere al perspicace giornalista, dimentico che siamo la terza forza del campionato, “va da via i ciap”!

26 ottobre 2006

Roma-Ascoli 2-2



Sorvolando sul fatto che il primo gol ascolano è stato siglato da un ex (e che ex), Marco Delvecchio, riporto da CurvaSud.com: «Rosella Sensi: Sono molto amareggiata soprattutto per i tifosi della Roma. Se avessimo messo per tutta la partita la grinta degli ultimi cinque minuti non sarebbe finita così, credo che i giocatori debbano impegnarsi maggiormente. La scelta di non far fare il ritiro prepartita? Quella è una cosa che decide Spalletti, io condivido il suo operato. Non condivido invece il comportamento dei giocatori in campo, devono dare molto di più perchè non hanno ancora vinto niente». E io, una volta tanto, condivido quello che dice Rosella.