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11 febbraio 2009

"Grazie e buon anno!"

Mica tutti possono laurearsi e ricevere i complimenti che potete leggere nel titolo: ma si sa che non tutti possono permettersi di avere un cugino come il mio ;)
Comunque nella foto potete vedere (da sinistra verso destra) il mio relatore Prof. Parenti, un membro della commissione, il mio correlatore nonché Presidente di commissione Prof. Simonelli e il più esimio componente della commissione, l'ex direttore di Tuttosport, Giancarlo Padovan.
E' stato un trionfo, macchiato dal bidello che ha impedito a ¤Roby¤ di riprendermi, ma lui e Claudietto hanno sopperito con le foto.
Da oggi leggete il blog di una Dottoressa Magistrale in Teoria e Tecniche della Comunicazione Mediale. Scusate se è poco... ;)
P.s.: dimenticavo. Finito il tutto, mi hanno chiesto se le mie aspirazioni erano nel giornalismo sportivo televisivo e io ho risposto che preferisco la carta stampata. Simonelli infine ha curiosato su quale fosse la mia squadra del cuore...ho abiurato la mia fede primaria in onore del Monza, anche se nessuno ci ha creduto.

31 gennaio 2009

Le parole che non ti ho detto. Emozioni, valori e archetipi esclusi dalle trasmissioni televisive sul calcio#2: i ringraziamenti

Oggi è arrivata la convocazione (11 febbraio, ore 14.45), per l'occasione vi delizio con la pagina dei ringraziamenti cosicché gli stessi diventino pubblici ed effettivi: «Per la riuscita di questo lavoro mi sono avvalsa della collaborazione di un vasto numero di persone che desidero ringraziare di cuore. Alcune hanno contribuito affinché io potessi avere a disposizione il materiale televisivo di cui necessitavo: senza di loro non avrei potuto fare niente, quindi il mio grazie va agli zii Anna e Elio, che mi hanno prestato il videoregistratore dopo che il mio si è definitivamente rotto; a mio cugino Dany e a sua moglie Miky, che mi hanno registrato Sky Calcio Show (non avendo io Sky); a ¤Roby¤, che mi ha registrato 90° minuto Serie B e QSVS (in quanto andava in contemporanea con Domenica Stadio, di cui mi occupavo personalmente); a mio cugino Roby e a sua moglie Chiara, che ignari della sua futura utilità, mi hanno regalato per un Natale passato la trilogia dei libri di Totti; a Rosetta e a Eugenio (detti anche mamma e papà), che si ricordavano – quando io non c’ero – di far partire il videoregistratore; agli amici Claudio e Chiara, che mi hanno rifornito di film dalla loro immensa videoteca privata e grazie alle moderne tecnologie. I ringraziamenti più seri vanno al mio relatore Prof. G. Parenti, che oltre ad avermi seguito passo passo nello svolgimento di questo lavoro (e il ringraziamento è doppio perché i tempi erano alquanto ristretti), mi ha permesso di conoscere il Dott. Marco Dell’Acqua e di seguire la sua illuminante lezione. Un pensiero anche ad un lettore del mio blog, che ha seguito l’evolversi della mia ricerca quasi in diretta, spronandomi a continuare senza perdermi in futili attività e a tutti quelli che mi hanno sopportata nonostante le ansie derivanti dalla paura di non farcela e mi sono stati vicini, se non fisicamente sicuramente con il cuore (leggasi – tra gli altri – Francy, disposta ad interessarsi al calcio, nonostante il rifiuto genetico e al mio Diretùr che mi ha concesso un periodo di 'aspettativa' per completare al meglio questo lavoro). Infine una dedica speciale per la nonna Angiulina: ai suoi pronostici calcistici sparati a caso e a tutte le volte che non vedendomi in casa chiedeva il risultato del Monza».

23 gennaio 2009

Le parole che non ti ho detto. Emozioni, valori e archetipi esclusi dalle trasmissioni televisive sul calcio#1

«Questo lavoro si propone di confrontare le narrazioni che del calcio hanno fatto poeti e romanzieri, ma anche giornalisti e calciatori come autori di saggi storici, romanzi, biografie e autobiografie, con quelle proposte dal mezzo televisivo. La narrazione del calcio – nei libri – è ricca di ricostruzioni, interpretazioni e storie avvincenti, ma sconta la ristrettezza del mercato editoriale e una non piena corrispondenza tra il pubblico dei lettori e quello degli appassionati di calcio. La televisione, invece, da una parte ha il grande vantaggio di far parlare le immagini, dall’altro deve circoscrivere le proprie storie di calcio nei tempi, nei modi e nelle regole stringenti del mezzo, che – il più delle volte – ne “banalizzano” la narrazione. Attraverso il confronto tra i contenuti e il linguaggio di un ampio campione di trasmissioni sportive e i contenuti e il linguaggio di un ancor più ampio campione di libri di calcio, questo lavoro ha tentato di comprendere quale uso la televisione faccia degli archetipi narrativi possibili, rispetto all’impiego ampio e generoso che ne fa la letteratura sul calcio. Una certa ristrettezza e ripetitività della Tv come story-teller del calcio, in effetti, è emersa, e si è cercato di comprendere i motivi di questo fenomeno. La necessità di fare audience, d’accordo, ma – a monte – la sacrosanta paura del “bagno di sangue” seguito all’innovazione. Lo spettro dell’intellettualismo che allontana i tifosi, assetati di indiscrezioni, analisi tecniche, risse verbali, si trasforma nella maledizione per chi non abbia voluto ripercorrere il già noto, ridare il già dato. Lungi dall’esaurire il lavoro nella solita condanna moralistica della televisione, si è voluto sottolineare le non poche occasioni perdute. Eccezioni e differenze, da trasmissione a trasmissione, comunque ci sono. Sfide è molto più ricco – sul piano narrativo – di una puntata del Processo di Biscardi, tuttavia l’impressione è quella di un potenziale solo in parte sfruttato. A danno del calcio e dei suoi tifosi. Soprattutto quelli più marginali, meno tecnici, meno accaniti, più assetati di storie che di gossip o di polemiche».
Ecco spiegato il motivo della mia lunga assenza dal blog: avete appena letto infatti l'introduzione della mia tesi (prodotta in questi giorni) e badate bene che è protetta dal copyright ;)
Ve la offrirò in pillole a poco a poco, così qualcuno scoprirà magari di essere stato citato...
P.s.: il relatore di questo lavoro - che ringrazio per l'ennesima volta e persino pubblicamente - è il Prof. Parenti.

27 novembre 2008

Spiegazioni antropologiche sul successo del calcio

Vi propongo un brano tratto da Storia e storie dello sport in Italia - Dall'Unità a oggi di Remo Bassetti: «Suggestiva è l’ipotesi che il legame tra i gruppi maschili in competizione per il gol sia di tipo libidico, e che il gol, nel suo infilare il pallone nella porta, si configuri come l’appropriazione sessuale della donna. Con le spiegazioni fallocentriche, tuttavia, talvolta si esagera: anche la rammendatrice infila l’ago nella cruna eppure nessuno ha mai sostenuto che ciò sottintenda alcunché. D’altronde, non osiamo immaginare cosa, coloro che con troppa semplicità parificano calcio e sesso, pensino della rincorsa nel salto con l’asta. Indubbiamente, ma ciò è cosa diversa, il calcio, essendo praticato da gruppi maschili giovani e in salute, ha accolto nel suo linguaggio certi lapsus viriloidi, come penetrare la difesa e violare la porta».
Se non erro questo paragone tra sesso e calcio lo avevo trovato anche in un libro del Giuan Brera: allora mi era parso un po' spinto, ma non da buttare via; qui invece si nota come non venga particolarmente apprezzato. E voi ci avevate mai pensato?
AGGIORNAMENTO: che onore avere appena scoperto che questo post è stato ripreso dall'autore stesso del libro nel suo blog. :)

14 marzo 2008

Tremate!

Miei cari telegiornalisti sportivi la mia tesi sta prendendo forma e penso dobbiate iniziare a preoccuparvi perché dovrò fare le pulci a molte trasmissioni calcistiche.
Eccovi l'elenco delle vittime predestinate:

  • Controcampo – Ultimo minuto” (Italia Uno);
  • La Domenica sportiva” (Raidue);
  • Il processo di Biscardi” (7 Gold);
  • 90°Minuto-Serie B” (Raitre);
  • il magazine di Sky condotto da Ilaria D’Amico;
  • QSVS” (Telelombardia);
  • "Domenica Stadio" (Italia Uno);
  • Il campionato dei campioni” (Odeon Tv);
  • Azzurro Italia” (Antenna 3 Lombardia);
  • Le ultime dai campi” (Italia Uno).

Attenzione quindi: sto già affilando le armi ;)

03 marzo 2008

La ciliegina sulla torta: una tesi in ambito calcistico

Dopo che nell'ultimo mese il calcio è diventato una presenza ancora più preponderante nella mia vita [giusto oggi - poi - ho trovato in mail una richiesta: perché non calchi i campi di calcio da protagonista oltre che da spettatrice? Forse perché non ho mai avuto le physique du rôle, men che meno in porta!, N.d.R.], ho deciso finalmente di chiedere la tesi su un argomento in ambito calcistico. E il prof prescelto mi ha prontamente risposto con una serie di interrogativi a cui dovrei rispondere nel mio ipotetico futuro componimento, chiosando con un: "Accetta la sfida?".
Vi riporto i quesiti e concludo, ponendone uno a voi: «Di che cosa si parla quando si parla di calcio in Tv? Analizzando un po’ di programmi (non telecronache, ma programmi sul calcio), metta a punto una tipologia. Che cosa rimane fuori dal menù e perché? Come si parla degli argomenti di cui si parla? Con quale frasario? (Specialistico? Non specialistico? Mutuato da altri generi Tv? Con che toni? (Ironia? Serietà estrema? Polemica?) Con riferimento a quali archetipi narrativi? (Tragedia? Commedia? L’archetipo dell’anatroccolo che diventa cigno? Quello del principe ricco e viziato che perde l’onore? Quello di chi cade ma sa risorgere?) Anche in questo caso: gli archetipi sono “storici” (appartenenti alla storia del giornalismo sportivo, che a sua volta li ha magari ricavati dal romanzo…) oppure sono recenti e magari “bastardi” (mutuati da qualche altro ambito narrativo)?».
Secondo voi potrei lasciarmela sfuggire? ;)

06 dicembre 2006

Ricerche di mercato: ecco alcuni risultati

Nel mondo della tv, dei palinsesti e delle fiction, prima di inventare una storia o semplicemente un programma, si studia la sua fattibilità attraverso ricerche di mercato «che permettono di conoscere opinioni e desideri dei telespettatori in merito alla programmazione».
Le ricerche qualitative sono uno dei casi possibili: «puntano a cogliere il “vissuto” del pubblico rispetto a un determinato fenomeno […], fanno emergere negli intervistati quel “magma” di sensazioni, che spesso genera nel pubblico grandi amori o rifiuti imprevisti, determinando così il successo o il fallimento dei programmi tv».
E’ il caso appunto della ricerca, di cui vi parlavo ieri, volta a sondare il polso degli italiani, in merito ad una possibile futura fiction sul mondo del calcio. E’ una ricerca ormai datata, ma ha fatto emergere alcuni dati interessanti:
  • gli uomini giovani sono maniaci della statistica, delle regole (perdono molto del loro tempo nella chiacchiera tipo “era fuorigioco o no”), della competizione e amano lo sfottò;
  • gli uomini maturi hanno nostalgia per il calcio del passato, più aperto alla possibilità che arrivasse un “Davide ad uccidere Golia” (la piccola squadra di provincia, l’outsider insomma, che si rivela la grande favola del campionato);
  • il pubblico femminile è poco interessato ai risultati e per niente alle statistiche, ma predilige le storie (non solo il frivolo gossip, ma tutte quelle notizie che permettono di ricostruire una storia dietro la vittoria o la sconfitta), soprattutto quelle che possono avere rimandi alla propria storia personale (“Quel giocatore non viene convocato in Nazionale, al pari di mio figlio, che non viene convocato nelle giovanili del Monza, perché l’allenatore ce l’ha su con lui”).

Queste informazioni «più che a suggerire che cosa fare, servono a delimitare il campo delle buone idee, scartando le proposte che sarebbero sicuramente respinte dal pubblico o, quantomeno, individuare le direttrici lungo le quali spingere la creatività degli autori (e, spesso, anche certi limiti da tener presenti)».
P.s.: i corsivi virgolettati sono tratti da F.Di Chio-G.P.Parenti, Manuale del telespettatore, Bompiani, Milano, 2003.

05 dicembre 2006

Il tifo: una malattia contagiosa

Ieri ho partecipato ad un incontro con Marco Dell’Acqua, studioso del tifo italiano, nell’ambito del corso di Processi Creativi di Ideazione dei Prodotti Mediali, tenuto da GianPaolo Parenti [io ho il coraggio delle mie azioni e attribuisco paternità senza appropriarmene indebitamente, come in passato, N.d.R.].
Da questo incontro ho tratto alcune informazioni interessanti, che vado a presentare:
  • nel 2005-2006 il parco appassionati di calcio consta di più di 25 milioni di persone e di queste ben il 10.2% è definibile come “tifoso accanito”;
  • la scelta della squadra di calcio non dipende (se non in minima parte) dalle influenze familiari, bensì dal panorama calcistico: un nato negli anni ’90 sarà più facilmente legato a squadre vincenti in quegli anni, come Milan o Juventus, piuttosto che trasportato dal tifo paterno;
  • l’affermazione precedente implica che squadre come Bologna e Torino sono caratterizzate da un tifo molto maturo e non sanno acquistare nuove leve, se non in casi eccezionali;
  • moltissimi italiani hanno una seconda squadra del cuore in Serie B o C e con la promozione della stessa in A (o in B) i rapporti di forza cambiano: ad esempio, molto probabilmente, se l’anno prossimo il Napoli sarà promosso nella massima serie, aumenterà il numero dei suoi tifosi (o meglio di chi la indica come prima squadra), a scapito di altre squadre che verranno “declassate” a “squadre simpatiche”.

Dall’incontro sono anche venuta a conoscenza di una ricerca qualitativa, fatta nella prospettiva di una possibile futura fiction sul mondo del calcio, di cui vi parlerò in un prossimo post.