30 novembre 2005

Con il Giorno c’è il poster del MonzaBrianza


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Traggo dal “Giorno-Monza Brianza” il seguente articolo, a firma Luca Ornago e lo riporto perché mi sento di sottoscriverlo in pieno, anche dopo il periodo non certo esaltante della squadra.
“Giovedì primo dicembre, a tre giorni dall’attesissimo Monza-Genoa [Claudio ti aspetto, N.d.R.], il nostro quotidiano regalerà ai lettori il poster plastificato a colori del Monza Brianza 1912.
Connubio commerciale fra la società biancorossa e la nostra casa editrice a parte, si pone al centro dell’iniziativa un significato più ampio, figlio del desiderio unanime di trasformare la squadra della propria città nel simbolo sportivo del nostro territorio che, sulle mappe geo-politiche aggiornate, appare già con i contorni della Provincia a venire.
Appendere il poster del Monza Brianza nella propria stanza, magari per il momento accanto a quello di Inter o Milan o Juventus [o come si vede dalla foto, quello di Giaretta vicino a quelli della Magica, N.d.R.], può davvero rappresentare il primo passo del tifoso monzese verso l’autonomia (se non proprio indipendenza) calcistica dalla grande «griffe» pallonata; questo in attesa che la futura Provincia di Monza Brianza non si riconosca istituzionalmente nei colori e nella casacca che oggi portano sulle spalle Giaretta e compagni.
Come direbbe l’allenatore biancorosso Giuliano Sonzogni, è questione di mentalità. Questione legata al saper pensare ad una fede sportiva dettata dalle proprie radici socio-culturali ed al voler riconoscersi in una realtà propria.
Una realtà capace di camminare da sola perché tenuta per mano da una città
con centoquarantamila braccia. “Araba fenice” in versione “monsciasca”? Utopia biancorossa del terzo millennio? Sì, fino a che voci come quelle del presidente Giambattista Begnini («Non mi interessa dirigere la terza squadra della Lombardia ma la prima della provincia di Monza Brianza») si perdono nel vuoto. Un poster rimane un poster, ma l’idea che ne accompagna il semplice possesso può diventare l’obiettivo di una cultura sportiva rinnovata e pulita, in chiave «briantea».”

29 novembre 2005

Tv e razzismo

Si può difendere la tv solo perché domenica “non si è parlato altro che del razzismo nei confronti di un giocatore di colore [Marc Zoro del Messina, N.d.R.] e questo giocatore è stato pure rintracciato telefonicamente”? E poi arrivare alla conclusione che “la tv, in questo caso, non è stata spazzatura, ma il razzismo lo è”? [per chi volesse sapere di chi sono queste perle di saggezza, cliccate qui, N.d.R.]

Non vi sembra faciloneria da quattro soldi? E’ mai possibile che la tv possa essere difesa e santificata solo perché ha ripreso questo episodio, dandogli visibilità? E tutte le schifezze che ci propina sono inevitabilmente cancellate perché ha scoperchiato il calderone del razzismo? Scusate, ma se poi i risultati sono cinque minuti di ritardo nel fischio d’inizio delle partite e uno striscione contro il razzismo, mi sembra proprio che passi in avanti non se ne siano fatti.

Io formule magiche non ne ho, so solo che se nel regolamento è previsto che per cori razzisti si può sospendere una partita, che lo si faccia e si dia un segnale forte a quei tifosi (?) idioti che nel 2005 ancora si permettono di deridere un giocatore di colore: come ha detto Zoro, “la tratta degli schiavi è finita da tanto tempo”.

 

28 novembre 2005

Damiano Tommasi

Sarebbe stata veramente una favola, se ieri Mexes non ci avesse messo lo zampino con quel fallo, l’espulsione e il rigore trasformato da Toni. Ma a noi basta rivederlo in campo da titolare, rivederlo giocare anche in un ruolo non suo, rivederlo segnare dopo neanche due minuti e rivederlo sorridere, felice. Una felicità che esplode anche nei nostri cuori, perché lui è un giocatore vero, lui è uno che la maglia ce l’ha cucita addosso, dentro al cuore, lui è uno che mi piacerebbe (ma qui la favola diventerebbe soprannaturale) rivedere anche in Nazionale. Ma soprattutto lui è un uomo, alla faccia di chi non si ricorda più che significhi esserlo perché i miliardi danno alla testa, ma 1500 euro al mese ti fanno riflettere.

Grazie Damiano e anche se tu non leggerai mai questo mio post, voglio dirti che ieri sera ho cercato di disinteressarmi alla partita perché avevo paura della Fiorentina e così fino alle 21:10 per me era come se la partita non esistesse, poi qualcosa si è acceso nel mio cuore e ho voluto guardare come andava: pagina 220 del Televideo, Roma-Fiorentina 1-0, 2’ p.t. Damiano Tommasi. La mia gioia è rimasta per un pochino chiusa nel cuore [se urlavo davanti a tutti mi facevano ricoverare in psichiatria, N.d.R.], poi mi sono ritirata in camera e ho dato sfogo alla felicità di rivedere il tuo nome nel tabellino marcatori. Grazie Damiano!

 

P.s.: informazione di servizio, il tuo messaggio, Dany, l’ho letto dopo!

27 novembre 2005

Dalla nostra fotoreporter da San Siro-1

Chiara ci ha mandato le foto e io non posso che ringraziarla e dire che i milanisti, ieri sera, hanno avuto una gran fortuna: una punizione, ottenuta per un fallo inesistente, ha permesso a Pirlo di realizzare in maniera spettacolare il primo gol e, a 50 secondi dalla fine, procrastinata per cinque interminabili (per il Lecce) minuti di recupero, un SuperPippo Inzaghi, che ha salvato Ancelotti da un pareggio dal sapore di sconfitta.

Dalla nostra fotoreporter da San Siro-2


Dalla nostra fotoreporter da San Siro-3


26 novembre 2005

Stasera Milan-Lecce

Nonostante il tempo da lupi, stasera la mia amica Chiara si improvviserà inviata speciale da San Siro, anzi per la precisione fotoreporter: mi ha infatti promesso foto della partita, che pubblicherò non appena possibile.

Meglio il rugby che il Cervia

A dispetto della neve che sta scendendo copiosa, pomeriggio si prevede il pienone per l’amichevole tra la Nazionale Italiana di rugby e quella delle Isole Fiji, che si terrà allo stadio Brianteo. La prefettura ha addirittura dato l’okay per l’apertura dei distinti, che di solito, in occasione delle partite di calcio del Monza, rimangono chiusi. Sono felice che i brianzoli riempiano lo stadio per un’occasione del genere, perché si tratta di sport vero, non di un reality show.

25 novembre 2005

Certa gente dovrebbe imparare a stare zitta

Mi riferisco a Marta Cecchetto, la sgambettante ballerina sul bancone dello spot Aperol, nonché fidanzata da nove anni col bomber della Fiorentina Luca Toni [che aspetto al varco domenica sera, N.d.R.].

Intervistata da Ilaria Ulivelli per il “Giorno”, alla domanda: “A lei piace il calcio?” ha risposto: “Non molto. Il calcio è uno sport maschile. Una donna che ci mette la bocca per me è ridicola. Come se andasse al bar con gli uomini per parlare di donne e sesso” [che paragone calzante, N.d.R.].

Io, a nome di tutte le giornaliste sportive [un po’ arrogante questo messaggio: mi faccio portavoce di una categoria a cui neanche appartengo, per ora…N.d.R.], mi sento insultata da queste parole indegne: noi non siamo affatto ridicole, anzi abbiamo un cervello e delle idee che nascono da esso (magari sballate e faziose e antisportive) e ne andiamo fiere, perché sappiamo che le donne sono in grado di parlare di calcio anche meglio degli uomini, quando tutto nasce da una passione vera.

Inoltre le parole della signorina Cecchetto sono un insulto pure per tutte le calciatrici, che danno l’anima per questo sport e sono orgogliose di ciò che fanno.

Se una di noi le dicesse che trova ridicolo che una donna si abbassi a mercificare il proprio corpo per il mero guadagno, lei che risponderebbe? Allora torni sul bancone dell’Aperol a far sbavare gli uomini imbecilli e tenga la lingua a freno, per favore.

23 novembre 2005

Giordano: "Abbiamo conquistato un pubblico giovane"

 

Oggi accantono per un attimo il giornalismo sportivo per dedicarmi al telegiornale (sempre che quello di Studio Aperto possa essere definito tale…).

Il 23 novembre di cinque anni fa, Studio Aperto passava dalle mani di Paolo Liguori (ora al TgCom) a quelle di Mario Giordano, che ha sapientemente trasformato il Tg, esponendo al suo interno almeno 15 minuti al giorno di tette e c**i o gossip di vario genere e relegando la politica a racconto di Serie B (lo si nota dal fatto che il giornalista non è mai sul campo, ma si collega dalla redazione, leggendo le agenzie Ansa) e l’attualità a racconto di storielle strappalacrime, dove l’importante è mettere il microfono sotto il naso di chi ha appena perso un famigliare e chiedergli: “Come si sente in questo momento?”.

Mario Giordano, intervistato per la ricorrenza, ha affermato di aver così conquistato un pubblico giovane: ma veramente i giovani non riescono ad andare aldilà del backstage dell’ultimo calendario o degli amori da copertina delle veline e letterine varie? E come mai c’è ancora chi riesce ad avere senso critico e a non accettare tutto ciò (per farvene un’idea cliccate qui e qui)?

Quel Tg è un attentato all’intelligenza umana dei giovani, che dovrebbero vergognarsi di seguirlo (a meno che non lo guardino con il mio stesso spirito derisorio, ma questo l’Auditel purtroppo non ce lo dice ancora).

Ora capisco perché in 20 ore di laboratorio di tecniche di giornalismo in video, tenuto da una delle firme “più prestigiose” del Tg di Giordano, le uniche chicche di sapere giornalistico sono state: “A Studio Aperto si fa tutto in digitale, sulla nostra bella workstation, non più in analogico come negli altri Tg…e poi l’importante è lo stand-up!” (il tutto spiegato ovviamente con una bella cadenza napoletana che neanche in video riesce a scomparire).

21 novembre 2005

Buon compleanno cuginetto!


Auguri
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Volevo fare i miei auguri di buon compleanno al mio cuginetto Matteo! Associatevi a me (soprattutto voi ragazze che vi assicuro che è un bel "bagai")!

Alberto D’Aguanno sei il mio mito

Dopo che qualche anno fa, la mia compagna di banco mi aveva confessato di vivere nello stesso palazzo del giornalista Mediaset, Alberto D’Aguanno e della moglie, Monica Gasparini, giornalista di Studio Aperto e dopo che la scorsa estate, Catone mi aveva permesso di scoprire che i due erano in vacanza a Milano Marittima, in attesa della mamma (logorroica) di lui, ieri ho fatto una nuova scoperta: D’Aguanno è un tifoso dei colori biancorossi dall’adolescenza, quando il Monza ancora giocava allo stadio Sada e, durante l’anticipo serale, Monza-Spezia è stato avvistato sulla tribuna del Brianteo.
P.s.: quanti “gossip” riguardanti i giornalisti Mediaset su questo blog…
P.s.2: quando le cose sono normali scrivi senza pensieri, poi ti sembri/senti scema per quanto hai scritto...

Pillole (infuocate) dalla Domenica Sportiva

Ieri sera durante la “DS” su RaiDue sono accaduti due fatti degni di nota: uno scherzoso e divertente, l’altro veramente becero e cafone. Ve li racconto in ordine di apparizione e lascio a voi decidere a chi assegnare gli aggettivi sopraccitati:
1. la signorina Alena Seredova (la cui presenza nel programma è assolutamente inutile, dato che ha qualche difficoltà con l’italiano e non sa un cavolo di calcio, a parte conoscere approfonditamente Gianluigi Buffon, ma sappiamo bene che il suo agente, Lele Mora, fa il bello e il cattivo tempo in tv), in un dibattito sulla stretta di mano tra Totti e Emer*on durante la partita di sabato, ha esclamato: “So che Puma [il soprannome di Emer*on, N.d.R.] è bravo ragazzo, al contrario dell’altro [Totti, N.d.R.]”, associando alla frase anche un gesto inequivocabile e un “Tié!” all’indirizzo “dell’altro”. Mi limito a ricordare alla signorina in questione che sarebbe l’ideale imparare, oltre all’italiano, anche la buona educazione, perché il suo comportamento è passibile di querela;
2. l’allenatore della Sampdoria, Walter Novellino, intervistato dopo la partita vinta 2-0 contro la Lazio, ha confessato di aver votato per Marco Mazzocchi, durante le esibizioni di ballo del giornalista, nel sabato sera di RaiUno, targato “Ballando con le Stelle”. Mazzocchi si è dichiarato lusingato, ma ha ricordato a Novellino di “non aver votato abbastanza”. Per chi non lo sapesse, Mazzocchi è sempre stato in sfida, vincendo la prima contro Francesca Reggiani e uscendo sconfitto dalla seconda. Inoltre, nella puntata di ripescaggio, un problema alla gamba non gli ha permesso di ballare al meglio delle sue condizioni e così non è riuscito a rientrare in gara. Quindi, caro Novellino, ci sarebbero volute vagonate di voti per poterlo vedere ballare ancora una volta.

20 novembre 2005

Una due giorni calcistica da nascondersi in un eremo di montagna

Quello che è successo ieri sera, in quel di Roma, è noto ormai a tutti e non c’è bisogno che io mi metta a ricordarlo, mi ero solo dichiarata pronta a prendermi le mie responsabilità, il che significa rispettare i vincitori sul campo, senza piangersi troppo addosso. Domenica c’è un’altra partita e si vedrà.
Quello che, invece, è successo pomeriggio, sul campo del Brianteo, ha dell’incredibile, dell’inconcepibile: non si sono fronteggiate due squadre di Serie C1, ma due squadre dell’oratorio (con tutto il rispetto per i ragazzi che giocano all’oratorio), che si contendevano lo scettro del peggiore in campo (insieme all’arbitro, che non aveva polso, né personalità e con questo non intendo che le fischiava tutte contro, ma che non era in grado di gestire la partita): Monza-San Marino, la fiera dell’imbranato. La partita, per dovere di cronaca, è terminata con un pareggio deprimente: il San Marino è riuscito a portarsi in vantaggio sul finire del primo tempo (immeritatamente, perché non aveva fatto un’azione degna di nota) e il Monza ha pareggiato solo grazie a due rigori, di Federici e Tricarico, tirati entrambi alla sinistra del portiere, che per tutte e due le volte è riuscito a pararli, ma nel secondo caso, la ribattuta in rete di Campi gli è stata fatale. Sempre per dovere di cronaca, faccio notare che nel San Marino giocavano Adriano Fiore e Francesco Perrotta, cognomi noti in Serie A, ma questi erano semplicemente il fratello e il cugino dei ben più famosi Stefano e Simone (indegni nel portarlo: erano sempre a terra, come tutti i giocatori sanmarinesi, e bloccavano la partita per secoli, salvo rialzarsi arzilli e pimpanti, appena portati fuori dal campo in barella). La curva Davide Pieri non ha fatto mancare il suo incitamento per tutta la partita, ma ce ne vuole ad applaudire quattro sfaticati che fanno ridere ad ogni azione. Bisogna ammettere (dai piani alti fino ai tifosi) che il Monza ha cambiato faccia da sei partite a questa parte: quattro pareggi e una sconfitta nelle ultime cinque e oggi un nuovo pareggio, venuto dal cielo per grazia di Dio, solo l’ombra sbiadita di ciò che era di quel Monza che giocava ad inizio campionato. Non ci resta che sperare.

P.s.: il prepartita è stato caratterizzato da una simpatica uscita di un tifoso biancorosso che, stufo delle insulse canzoncine che mandano allo stadio, ha esclamato: “Ma mettete Marilyn Manson!”: bravo! Hai il mio appoggio incondizionato!

Grazie Pisanu 2 - La vendetta

Io non capisco se lo fanno per farmi fare brutta figura: l’altra volta ho pubblicato l’articolo riguardante il decreto Pisanu e le relative difficoltà di parcheggio durante l’anticipo serale Monza-Spezia e, non paga, lo avevo mandato anche a Giovani@Tentazioni.

Bene, oggi tutto è tornato normale e quindi ora mi chiedo: era un provvedimento temporaneo dovuto al fatto che la partita fosse serale? Dovevamo fare bella figura perché veniva ripresa in tv su RaiSatSport? Era forse considerata una partita a rischio violenza? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

19 novembre 2005

Ho "incontrato" una fan di Campioni

L’altro giorno ho pubblicato il link al mio ultimo articolo su Giovani@Tentazioni: “stadi e sicurezza”. Chi mi legge, si sarà accorto che è lo stesso che avevo già pubblicato qui dopo l’anticipo Monza-Spezia, col titolo “Grazie Pisanu”. Ho intrapreso così un dialogo con Marianna Bianca, una ragazza di Rimini, fan del reality “Campioni” e vi riporto ciò che mi ha detto:

¤Fp¤, le squadre, sia di serie A sia di categorie inferiori e tutti i tifosi d’Italia, devono imparare (non tirarmi i pomodori) dal Cervia e dai loro tifosi, anche se lì, ultimamente, c’è qualcuno che rinuncia al proprio sogno, ciononostante la squadra è sempre seguita e ha lo stadio pieno: l’incentivo è dato dal reality, di cui sono un’assidua telespettatrice, ma a Milano Marittima non ci sono disaffezione né violenza, solo sfottò.

Ecco la mia risposta:

Ciao Marianna Bianca, mi ha fatto talmente ridere il tuo “non tirarmi i pomodori”, che non riesco a contestare nulla di quello che dici, anche se sul mio blog ho criticato quel reality a destra e a manca [per chi volesse leggere alcune delle critiche: clicca qui e qui, N.d.R.] e se ho guardato le partite era per gufare e tifare contro (anche se poi questa estate ho conosciuto uno di loro [Ciccio Gullo, N.d.R.] e ho pure fatto la foto insieme)! Quando nel post parlavo di “eventi mondani che riempiono il mio stadio” mi riferivo proprio alle amichevoli del Cervia e alla finale del programma: gli unici avvenimenti che sono riusciti nell’impresa di riempire lo stadio. Comunque ne parli con tale simpatia che non posso fare altro che darti ragione!

E’ talmente simpatica che non posso distruggere il suo sogno.

18 novembre 2005

Romanzo criminale

Premessa: questo scritto non è mio, ma mi è arrivato tramite la newsletter di CoreDeRoma ed è ciò che penso anche io, quindi lo pubblico.

“L’hanno scritto giorno dopo giorno, partita dopo partita, anno dopo anno, dirigenza dopo dirigenza. Due pesi e due misure, 17 squadre hanno un budget, loro un altro, 17 squadre hanno introiti, loro 10 volte tanti. Quando giocano tra di loro le squalifiche non scattano, possono dire e fare quello che vogliono, le regole sono ad uso e consumo personale. Ce n’è abbastanza per definirli anche noi galantuomini, ironici, forse anche timidi, come l’arguta nostra presidentessa li ha saggiamente definiti (come no!!). Sono i galantuomini e timidi come loro però che ti sorridono amabilmente ma le tasse non le pagano, BIP! [questa frase è stata censurata, N.d.R.], sono quelli che ti pugnalano alla schiena quando tu ti fidi ciecamente, sono quelli che benpensano cantava un bel gruppo rapper italiano un paio di anni fa. Il condensato di tutte questo bel sistema, lo sappiamo, scende in campo all’Olimpico sabato sera, con una maglia a strisce bianche e nere. Il sistema, del resto, vanta dei fieri paladini: Nedved e quel suo “Giusto !! Giusto!!” in un’autoesaltazione onirica dopo essersi tuffato e aver visto accordato il solito rigore inesistente a favore, la dicono lunga; in un’altra partita bacchettò anche Zambrotta che voleva confessare all’arbitrò di essersi tuffato; risultato? Pallone d’oro a Nedved! Il sistema, vanta anche i nostri falsi e imperdonabili traditori: Capello, Emerson, Zebina (9 minuti disputati in tutto il campionato nella sua solare Torino solo per aver chiesto un aumento: Campana, però, a differenza del caso Cassano, fa la campana: nomen omen); e ancora il bravissimo e impunitissimo Ibra, per arrivare in un crescendo rossiniano al gran finale con Moggi, Bettega, che chiedeva agli avversari di farlo segnare, e Giraudo, tifoso del Toro che fa “grande” la Juve. Beh, devi sapere Rosella che noi non siamo come loro, non ci sono simpatici, non ci fa tenerezza la loro timidezza, non ci fanno ridere, anzi ci fanno inca**are e rappresentano tutto quello che odiamo. Sabato sera, nonostante la rimozione di Carlo Zampa, nonostante le tante diavolerie che si cercheranno di mettere in opera per avvalorare questo inesistente buon rapporto, noi urleremo, loro sentiranno, tutto il nostro disprezzo, ora come sempre, come ieri, come domani. Onora il padre, noi lo facciamo. FORZA ROMA SFONNALI A STI SCHIFOSI!!

P.s.: sono pronta a prendermi le mie responsabilità, se domani sera la mia squadra farà figuracce, ma se, come prevedo, sarà la solita ladrata, ci darò dentro ancora una volta!

17 novembre 2005

Juve nemica di sempre e per sempre

E chi non lo pensa e non ha parole di disprezzo per i traditori e compagnia bella non porta rispetto per i nostri colori e quindi “o è d’a Lazio o è lei stessa gobba dentro”: chi ha orecchie per intendere, intenda e impari un po’ più dal padre, come ci si comporta quando si ha la lupa indelebile nel cuore. Ora e per sempre: FORZA MAGGGICA e ABBASSO I GOBBI!

Lezioni di stile

Sul sito di Repubblica c’è un articolo spassosissimo, che non posso fare a meno di segnalarvi: “Pescara, il centravanti hard – Gol e sesso con la maglia…”.

Domenica il centravanti del Pescara, Davide Matteini, ha dato veramente una lezione di stile (e di come si creano le notizie nell’attuale circo mediatico), festeggiando il gol in un modo, a dir poco, triviale: ha simulato un accoppiamento con la sua maglietta e ha poi spiegato che era anche un messaggio subliminale per la sua fidanzata: “Le ho dimostrato che posso tradirla solo con una maglia” [chissà com’è felice, ora che lo sa, N.d.R.].

Già in passato avevo trattato il tema delle esultanze particolari in campo (agli albori di questo blog…), ma nella rassegna mi mancava “l’arrapato dell’area di rigore”: grazie Matteini per averlo inventato.

16 novembre 2005

Avviso a ¤Catone¤

 

Oggi sul QS c’è un articolo, a firma di Luca Pasquaretta, dal titolo: “Thuram: «Orgoglioso di arrivare dalla feccia» - L’esempio: il bianconero nato nei ghetti e impegnato contro ogni discriminazione”. L’articolo è incluso nella campagna del QS contro il razzismo e si conclude con le tue sagge parole: “Meditate gente, meditate”: fossi in te mi farei pagare i diritti d’autore.